E mentre oggi è arrivata la notizia del primo prete morto in Sardegna a causa del virus (e sembrerebbe che sia una categoria persino più colpita dei medici), io ho fatto questo pensiero proprio stamattina con un fratello prete: il Signore ci ha bloccati per un paio di mesi per farci lavorare per i prossimi 25 anni...
In effetti penso che nei prossimi mesi e anni ci sarà molto da ricostruire, non solo economicamente, ma anche politicamente e moralmente.
Persone rovinate dalla crisi che è cominciata e seguirà a questa pandemia, perché non è solo un problema dell’Italia...
Certo, sarà anche una grande opportunità.
Ma tutti avremo bisogno di riprenderci psicologicamente da questo choc, non solo di andare liberamente al Centro Commerciale a fare la spesa, non solo di andare dal parrucchiere, non solo di andare in ufficio, ma di incontrarci, e di incontrarci per motivi che non hanno a che fare con la sopravvivenza, ma con la vita.
Incontrarci per pregare, per condividere un gioco, una lettura, un canto, una poesia, per parlare tra noi.
Perché non di solo pane vive l’uomo, mai parola fu più vera.
Perché oltre al negotium l’uomo ha bisogno di otium. Non di questo ozio forzato al quale siamo costretti e che speriamo termini presto, ma di quel tempo attivo perché non facciamo nulla che ci serva alla sopravvivenza, bensì facciamo qualcosa che ci serve a vivere.

Chi può dire quale danno stia creando oggi l'interruzione forzata delle nostre relazioni? I bambini che non vanno a scuola, i genitori che non vedono i figli, i figli lontani dai genitori, gli amici che non abbracciano gli amici, i fidanzati che non possono incontrarsi... i nipoti che non possono far visita ai nonni, e chi più ne ha più ne metta... Danni incalcolabili al tessuto vitale di questo mondo.
E allora mi fermo a guardare la terra sconvolta e rivoltata, il solco profondo che fa l’aratore tirando su le zolle, e penso che non c’è altro modo per generare vita. E poi spargeranno il letame, che è fonte di vita anch’esso. E mi dico: che strano, che la vita passi attraverso queste due operazioni così tragiche e apparentemente devastanti.
E tutta la Terra ora è rivoltata, in una immensa aratura che attende una nuova semina, e noi ne siamo sconvolti perché noi siamo la terra e l’aratro neppure lo vediamo, mentre siamo sepolti e soffocati dal letame.
E tutto ci sembra così tragico, e lo è perfino.
E poi ancora, il grano che cresce con la zizzania, e capisco cosa intendeva dire Gesù quando impedì ai suoi discepoli di strappare la zizzania di mezzo al grano per evitare di perdere anch’esso.
Anche noi oggi vediamo grano e zizzania, poveri cristi che faticano dietro l’immane tragedia stando al loro posto e facendo il loro lavoro, e sciacalli, delatori, gente che venderebbe la madre se gli offrissero un buon prezzo, ma è pronta a puntare il dito sull’altro che esce, che fa, che si avvicina troppo, in una riedizione aggiornata di alcuni capitoli del Manzoni.
E capisco che questi ci saranno sempre, anche quando tutto tornerà normale, fino alla fine del mondo, aratura e concimazione, grano e zizzania, perché la vita non è mai solo bianco o solo nero.
Sì, qualche mese di pausa, ma poi, cari fratelli preti, avremo davvero tanto da lavorare, dovremo passare di fiore in fiore, per portare nuovo polline, e così far fiorire nuovamente questo Paese e questo mondo. Se ne avremo il coraggio.
"Siamo le api dell'invisibile. Raccogliamo incessantemente il miele del visibile per accumularlo nel grande alveare dell'Invisibile" (Rainer Maria Rilke).
"Siamo le api dell'invisibile. Raccogliamo incessantemente il miele del visibile per accumularlo nel grande alveare dell'Invisibile" (Rainer Maria Rilke).